Ritratti: isolamento del soggetto e contesto.

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La pratica della fotografia ritrattistica si fonda sull’enunciazione del soggetto fotografico in quanto oggetto accentrante, a cui l’attenzione dell’osservatore si concede completamente.
L’immagine delle persona impressa sulla fotografia diviene bidimensionale e si immerge nello sfondo che la circonda. La si può definire univoca ed equivoca nell’atemporalità che la rende strumento storiografico e di finzione: ciò che è su carta potrebbe essere vero o manipolato, ma in entrambi i casi mantiene il valore datogli dai canoni estetici e dall’istinto emotivo dell’osservatore.
Che la persona sia in posa o ritratta nella sua spontaneità, non si può dire che non rappresenti una differenza, ma tale discernimento non è sostanziale. L’immagine di una persona che sorrida, pianga, mostri disrispetto o sorpresa è espressione di una storia a cui si dà ascolto senza distinzione a priori.
Gli approcci possibili sono innumerevoli, ma quasi sempre sono basati sul rapporto che vi è, o che viene ricercato ed imposto, fra soggetto ritratto e sfondo. Quest’ultimo può variare radicalmente nella sua forma e nella sua presenza di contesto o astrazione generalizzante (i.e. uno sfondo monocromatico, modulare o sfocato), sempre però al fine di isolare il soggetto ritratto.

Il lavoro di Alec Soth mostra come attraverso l’uso di mezzi poco comuni né pratici (i.e. la fotografia grande-formato 8×10 [Fig.1]) e di tecniche solitamente contrarie al dictat dei fotografi professionisti – quali l’uso sporadico di una ridotta profondità di campo e la predilezione di canoni compositivi molto accentranti – si possa sviluppare una sensibilità estetica che usi a proprio vantaggio l’immersione del soggetto ritratto nel contesto che lo circonda.
Fig.1 – Diagramma formati fotografici.
I soggetti ritratti da Soth sono infatti collocati in un ambiente che, in un equilibrio fra analogia e antitesi, crea la giusta cornice per la fotografia: gli scatti della Fig.2 sono volutamente in posa e molto probabilmente il fotografo ha voluto scegliere l’ambiente da ritrarre alle spalle del soggetto stesso, in quanto il suo intento era narrare le storie delle persone e dei luoghi di tale stato/del suo stato natio, mentre le fotografie della Fig.3 sono più spontanee o comunque legate alla scelta di un ambiente più familiare e vicino – geograficamente e concettualmente – alla persona che Soth aveva deciso di ritrarre.
Fig. 2 – © Alec Soth, from ’Sleeping by the Mississipi’ and ‘American History’.
Fig. 3 – © Alec Soth, from ’American History’ and ’Sleeping by the Mississippi’.

Steve McCurry è noto in parte per ritratti concettualmente simili a quelli di Soth [Fig. 4], ma soprattutto per i suoi scatti più iconici in cui, attraverso l’uso di una focale abbastanza lunga (i.e. un tele-obiettivo sopra i 50mm) ed una profondità ridotta che mettesse a fuoco solo il volto dei soggetti ritratti ed in particolare i loro occhi, i caratteri del viso e gli indumenti/accessori indossati [Fig.5]. Senza dover necessariamente citare lo scatto della bambina afghana, ci si può rendere conto di come l’apparentemente facile scelta di McCurry di produrre ritratti così ravvicinati sia in verità arricchita dal contesto che non proviene più da ciò che circonda il soggetto, ma dal soggetto stesso. Ovviamente tale aspetto è valido anche nella produzione di altri fotografi, ma McCurry durante i suoi molti viaggi – specialmente in India – è stato in grado di immortalare soggetti che fossero in grado di raccontare una storia anche privati del supporto del mondo che li circonda, in quanto in grado di rifletterlo loro stessi nei tanti dettagli e nei colori vividi.

McCurry (2)
Fig. 4 – © Steve McCurry.
McCurry (1)
Fig. 5 – © Steve McCurry

Al pari di quanto Alec Soth immergesse i propri soggetti nel contesto circostante e di quanto Steve McCurry si giostrasse abilmente fra la contestualizzazione del soggetto ritratto e la sua astrazione, Richard Avedon ha devoto la gran parte dei suoi ritratti – e la totalità dei suoi ritratti non legati al mondo della moda – ad un modello stilistico che lo caratterizzava: il ritratto in bianco e nero in medio/grande-formato su sfondo bianco. Tale scelta fu così sentita e voluta da far sì che non solo i ritratti alle personalità di spicco – quali Francis Bacon ed i Duchi di Windsor [Fig. 6] – ma anche quelli dei lavoratori e degli abitanti del ceto basso – da lui ritenuta la vera America nel suo progetto ‘In the American West’ [Fig. 7] – fossero sempre compiuti su tale sfondo bianco, il quale lo accompagnava ovunque insieme a forti luci da studio atte ad eliminare la componente di luce naturale dell’ambiente in cui incontrava i suoi soggetti durante il viaggio negli Stati Uniti occidentali.

Avedon (2)
Fig. 6 – © Richard Avedon – (Auto)ritratto di Francis Bacon (pittore) e di parte di Avedon stesso (Sx); Ritratto dei Duchi di Windsor che il fotografo immortalò in un momento di disgusto che indusse egli stesso raccontando (falsamente) di aver investito un cane mentre li raggiungeva presso il loro albergo (Dx).
Avedon (1)
Fig. 7 – © Richard Avedon, ‘In The American West’.
Similmente a quanto descritto per la sottrazione dello sfondo per mezzo di una ridotta profondità di campo nelle fotografie di McCurry, Avedon elimina lo sfondo con un oggetto fisico, per dare anch’egli voce ad ogni dettaglio delle persone ritratte: lo sguardo assente di Bacon in quello che credeva uno scatto di prova, il disgusto dei reali Inglesi, il sangue sul corpo e gli indumenti di un macellaio industriale, la collezione di genitali di serpente e il pattern delle squame della sua pelle nelle mani di un bambino.
Lo sfondo dunque ha tanta importanza quanto il soggetto ritratto, in quanto arricchisce l’uomo durante la narrazione della sua storia – per quanto possa avere un ruolo accrescitivo attivo o privativo – e dimostra che la consistenza del mondo che ci circonda ha corpo e sostanza laddove ha impatto e si riflette.

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