DOMOV

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The first name of the collective should have been DOMOV (i.e. house) as photography can put the viewer at ease, other than just delimiting the strong separation between what resides in the human spirit and what lies outside, as if seen through a window.

Most probably, it will survive as a side project – focused on sharing experiences on field.

Although such motto is mostly applied to street photography as for personal accent, it fits to any photography genre: go and shoot it oughts to move something deep inside any of us. It even just aims to help once win over inactivity and sloth.


Inizialmente questo sarebbe dovuto essere il nome del collettivo: DOMOV (i.e. casa) in quanto la fotografia ha il duplice ruolo di mettere a proprio agio l’osservatore –accogliendolo nel proprio grembo – e di delimitare il forte stacco che vi è fra ciò che risiede nella conoscenza a priori dell’animo umano e ciò che vi è all’esterno, come ciò che si vede all’esterno della casa dalle sue finestre.

Probabilmente questo sopravviverà come un progetto secondario, più focalizzato sulla condivisione di esperienze in prima persona.

Anche se per inflessione personale applichiamo questo motto soprattutto alla fotografia di strada, questi è attinente ad ogni tipologia di tale mezzo d’espressione: vai, scattala –sicuramente meno affascinante che in inglese – smuove le fondamenta di ciò che una persona è, può essere, vuole essere e crede di essere. Questo motto significa banalmente che non ci si debba sottomettere all’inerzia e all’accidia.

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